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Matt intervistato da Pitchfork: la genesi del nuovo album

Matt BerningerMatt Berninger ha rilasciato una lunga intervista a Pitchfork.com. Vi riportiamo di seguito la traduzione:

Matt Berninger dei National Parla Del Nuovo LP

I litigi della band, un cameo di Sufjan, e Google

Pitchfork: E' finito il nuovo album?

Matt Berninger: No, ma ci siamo quasi. Abbiamo programmato di masterizzarlo entro tre settimane. Direi che è fatto al 75%. Ma con noi, le canzoni spesso cambiano drasticamente nell'ultima manciata di settimane, mixando. Sappiamo che canzone stiamo cercando di finire, ma ciò che esattamente la canzone finirà per essere è un mistero. E' la parte più eccitante e frustrante del processo. Quindi da un punto di vista del tempo, è quasi fatta, ma come le cose finiranno per essere, è difficile da dire.

P: Qual è l'aspetto più frustrante di questa fase?

MB: A questo punto, ci stiamo tutti affezionando ad una certa versione dell'arrangiamento o a una certa forma di canzone, e ciascuno di noi si sta affezionando a versioni differenti. A questo punto, butteremo via delle canzoni, le taglieremo, e poi le riarrangeremo, provando a capire dove sia la magica terra di mezzo tra le idee di tutti. Quindi siamo al punto in cui iniziamo tutti a ficcare i piedi nella sabbia, ed è qui che accadono i litigi, perché sappiamo come qualcosa possa cambiare radicalmente all'ultimo minuto. E' facile per noi rovinare una canzone negli ultimi uno o due giorni di lavoro su di essa.

P: Pensi che abbiate rovinato delle canzoni in precedenza?

MB: Sì, penso di sì. Beh, non rovinato, ma ci sono versioni di canzoni per le quali ci siamo fatti prendere dalla fifa. Abbiamo fatto loro qualcosa che pensavamo le avesse spinte al di là del limite, ma che in effetti ne ha rovinato le vibrazioni originali. Alla fine è finita per essere una canzone abbastanza buona, ma "Guest Room", nel nostro ultimo album, aveva una specie di personalità differente fino all'ultima settimana circa. E' diventata tipo imbacuccata, e penso che ciò danneggi molto la canzone.

Ma l'altra faccia della medaglia è la canzone "Fake Empire". E' stato proprio alla fine del processo che abbiamo aggiunto la fanfara, i fiati nel finale, che hanno trasformato una sonnecchiosa, piccola, semplice canzone in qualcosa di più eccitante. L'intero momento alla fine di "Fake Empire" rende quella canzone in tanti modi diversi. E' una canzone nella media, senza di quello. Siamo proprio al punto in cui accadono questo genere di cose.

P: Le vostre canzoni sono sempre piuttosto stratificate e complicate. Immagino che dedurre gli ultimi piccoli dettagli quando si stanno mettendo insieme tutte queste cose debba essere un lavoro molto difficile.

MB: Una delle ragioni per le quali fino all'ultimo minuto è difficile dedurre quello che la canzone sarà, è che, nel procedimento che parte da soltanto un piccolo abbozzo di un'idea - sai, una melodia, forse una semplice parte di piano o chitarra - iniziamo semplicemente ad aggiungere strato su strato tante cose diverse, con l'idea che forse ne useremo un 20%, ma proviamole tutte. Abbiamo anche tre o quattro parti differenti di batteria che cambiano l'intero carattere della canzone. Quindi, quando iniziamo a scegliere gli elementi che si complementano a vicenda e stanno bene insieme, una canzone potrebbe essere tanto enormemente epica, quanto una piccola frammentaria ballata folk. Non è proprio una cosa così estrema, ma se aggiungi dei violini o qualcosa del genere, una canzone diventa completamente diversa.

E' qui che avvengono i litigi tra noi. C'è quel gruppo che pensa sempre, "questa canzone è migliore se è semplice," e poi c'è un altro gruppo che pensa, "semplice è noiosa." Ciò cambia di canzone in canzone, e la discussione diventa animata, ma è sempre stato così. Fin dal nostro secondo disco, abbiamo iniziato a capire che questa è una fase che attraversiamo sempre, e di solito ne usciamo che siamo ancora amici, e con un disco pittosto buono.

Quando stavamo facendo Boxer, c'era così tanta tensione tra tutti noi che ci preoccupavamo se avremmo potuto continuare ad essere amici e restare una band fino alla fine. Era così strassante per tutti. In questo periodo, c'è ancora tensione, ma non siamo preoccupati. Sappiamo che questo è solo ciò che ci accade quando siamo vicini alla fine del disco. Una settimana dopo che l'album è pronto, ridiamo tutti delle cose meschine e orribili che ci siamo detti. E' come una famiglia a Natale: a volte ci si dice le peggiori cose possibili, ma sai che tornerai anche il prossimo Natale.

P: Ma le due coppie di fratelli della band si alleano tra di loro?

MB: Sì, a volte [ride]. Il fatto è che abbiamo due coppie di fratelli, si bilanciano. Io sono tipo nel mezzo. E' difficile dire chi andrà in una certa direzione con una canzone. Non è mai la stessa lite. Non puoi mai aspettarti chi vorrà qualcosa in un modo e chi nell'altro. Quei ragazzi parlano tra di loro in macchina mentre tornano a casa e risolvono i loro problemi. [ride] Lo faccio sembrare come se tutto quello che facciamo sia litigare, ma non è affatto vero. E' una guerra molto equilibrata, qui. Nessuno è favorito in nessun momento.

P: Il nuovo album ha già un titolo?

MB: No, non ce l'ha. Stiamo buttando giù qualche idea. Ogni volta che abbiamo un'idea per un titolo, dura qualche giorno e poi realizziamo quanto sia cattiva. Non molto tempo fa, lo stavamo per chiamare Summer Lovin' Torture Party (Festa Di Affettuose Torture Estive, ndT). Fortunatamente, abbiamo capito che era proprio un titolo stupido. Quindi ora è ancora senza titolo.

P: Puoi nominare qualcuna delle canzoni che ci saranno?

MB: Difficile da dire, perché ne stiamo ancora tagliando alcune. Una delle concorrenti è "Love Buzz, Ohio" (non ho capito se il titolo è stato cambiato rispetto al vecchio "Blood Buzz, Ohio" o se è stato l'intervistatore a capire male, ndT). Ce n'è una chiamata "Romantic Comedy" ("Commedia Romantica", ndT), una chiamata "L.A. Cathedral" ("Cattedrale di L.A.", ndT), una chiamata "Quiet Company" ("Tranquilla Compagnia", ndT), e una chiamata "Runaway" ("Fuga", ndT). Ce ne sono un po' senza titolo. Alcune delle quali sono state suonate dal vivo precedentemente. La maggior parte di esse ce la faranno, ma penso che ne taglieremo ancora alcune, e davvero non sappiamo ancora quali.

Per molto tempo, pensavamo che "Love Buzz, Ohio" sarebbe stata una grande, importante canzone di questo disco, ma proprio l'ultima settimana stavamo pensando che forse non si intona neanche con l'album. E' così strano quanto velocemente cambiamo idea su che tipo di disco sarà. Quella canzone ha avuto le potenzialità per essere buona, ma non le abbiamo ancora trovate. Non ne abbiamo proprio trovato ancora il cuore. Ma ora ne siamo entrati ed usciti e abbiamo fatto alcune cose, forse l'abbiamo riportata davvero molto indietro.

P: Stavo proprio guardando un video di YouTube di voi che suonate quella canzone la scorsa estate, e suonava immensa ed epica.

MB: Sì [ride]. Beh, è questo il problema. E' diventata troppo epica, suona ridicola. Per un po', l'abbiamo in qualche modo spinta troppo in là, lì dove suona solo come un gonfio tentativo, come se stessimo provando a scrivere un'epopea, il che può suonare solo male. Ciò accade con quasi tutte le canzoni sulle quali lavoriamo; le spingiamo troppo in là. Le rendiamo troppo pompate e troppo cotte, e penso che lo si possa sentire. Per noi, l'ultima fase del processo è sempre capire che abbiamo rovinato la maggior parte delle nostre canzoni, quindi torniamo indietro, proviamo a togliere della roba, troviamone il nocciolo. Forse possono essere solo tre strumenti, non tutti quei fagotti e fiati e tutta quella roba del genere. Altre, senza quella roba, non funzionano. Abbiamo attraversato questa fase nella quale si stavano tutti grattando la testa, ed era diventata una canzone noiosa. Penso che sia tornata dall'orlo [del disastro, ndT], ma non si può dire.

P: Boxer era un album più controllato di Alligator. Avevate grandi ritornelli, ma non li urlavi più; non si accumulavano verso questi grandi finali catartici. Come si adatta ciò allo spettro tra questi due dischi?

MB: [Il nuovo disco, ndT] Non penso affatto che suoni come Alligator, ma è meno controllato di Boxer, questo è certo. Non strillo affatto come facevo in "Mr. November", ma penso davvero che sia catartico. Boxer era tutto tensione senza una vera e propria liberazione. Questo [album, ndT] crea tante tensioni del genere, ma penso ce ci sia almeno un pochino di spargimento di sangue, stavolta. Sto cercando di cantare un po' più alto di tono, e le melodie si muovono un po' di più. Quando abbiamo iniziato questo disco, ho lavorato sulle melodie prima ancora di lavorare sui testi. Un sacco di mie melodie sono tipo  una cantilena limitata, un'estenzione mormorante, che con me ha sempre funzionato. Ma stavo provando a lavorare sulle melodie, stavolta, in modo più intenso di quanto non abbia mai fatto in passato, e penso che questa cosa, da sola, abbia fatto sì che le canzoni sembrassero in grado di sprigionare di più.

Non so; stiamo parlando di cose astratte. Ci sono tante urla su questo disco, ma per niente gutturali e psicotiche come quelle di canzoni tipo "Abel" e "Mr. November". Penso inoltre che questo disco si muova più velocemente. Penso che sarà un album più lungo di Boxer, ma se tutto va bene sembrerà più breve. Le canzoni hanno più impeto, in qualche modo. E' meno statico, un po' più... Orecchiabile non è proprio la parola esatta, ma penso che sarà un disco con il quale sarà divertente guidare. Difficile da dire, comunque.

P: Sufjan Stevens ha suonato nell'ultimo disco. Avete qualche ospite in questo?

MB: Abbiamo avuto un sacco di persone che entravano e uscivano dallo studio, che è dietro casa di Aaron. Era una specie di politica delle porte aperte; gli amici venivano e facevano cose. Quindi un sacco di persone hanno fatto qualcosa. Non so esattamente quanto di tutto ciò terremo. Direi che Sufjan ha fatto qualcosa che terremo in una canzone. Ha cantato qualche strana melodia come seconda voce - niente parole. Era in una canzone che aveva proprio la giusta specie di strana vibrazione da brividi. Ci sono altre persone che sono entrate ed uscite. Non voglio ancora dire chi [ride] perché le stiamo ancora revisionando. Ma sono abbastanza sicuro che la piccola parte vocale di Sufjan ci sarà. Ha fatto qualcosa di veramente speciale con quella canzone.

P: Suonerete, per la maggior parte, in luoghi molto più grandi di quelli nei quali avete suonato quando uscì Boxer. Ciò cambia il vostro modo di scrivere le canzoni, immaginando come verranno ascoltate in questi posti più grandi?

MB: Questa è una bella domanda. Non penso. Non so nemmeno se saremmo capaci ad aver tale prospettiva. Forse lo facciamo senza neanche saperlo. Per tutto il ciclo del tour di Boxer, abbiamo suonato in una certa gamma di luoghi. E quindi, aprendo per i R.E.M., ci sono stati alcuni concerti nei quali abbiamo suonato nelle arene. Ma non penso che abbiamo fatto niente di diverso. Penso che perfino quando suonavamo nei piccoli club, in molti modi era come se stessimo fingendo di suonare di fronte a migliaia di persone. Abbiamo sempre provato a metter su questi grandi, appassionati, potenti spettacoli dal vivo. Quindi non mi sentivo tanto strano, in realtà, quando abbiamo aperto per i R.E.M. e quando il nostro pubblico ha iniziato a divenire sempre più numeroso.

Ma poi, di nuovo, un sacco di canzoni sono cambiate - come "Squalor Victoria", per esempio. Suonarla dal vivo ha senz'altro cambiato la canzone in un pezzo più grande, più solenne. Non so se l'avremmo fatto se avessimo suonato solo al Pete's Candy Store - se sarebbe successa la stessa cosa a quella canzone, e se è solo perché quegli ambienti erano più grandi e abbiamo dovuto distenderci di più per toccare le travi del soffitto. Quella canzone si è evoluta del tutto in un pezzo di una differente tipologia dal vivo rispetto a com'è nel disco. Può trattarsi solo del cambiamento naturale che ci succede quando suoniamo per platee più vaste. Non so se abbiamo provato a fare un gran disco con questo in mente. So che non volevamo fare un altro Boxer. Fin dall'inizio, c'era l'idea cosciente di fare un disco più veloce e leggermente meno sensibile. Non so come descriveresti Boxer, ma, meno lunatico... Immagino che anche questo sia ancora molto lunatico, ma volevamo fare un disco più meschino. E forse ha qualcosa a che fare con ciò. Sappiamo come sarà divertente suonare queste cose grandi e forti per gli spettacoli. Potrebbe decisamente essere in fondo alla nostra mente.

P: C'è della musica che state ascoltando ultimamente e che potrebbe aver influenzato il disco?

MB: Non penso che ci sia qualcosa che abbiamo ascoltato o della quale abbiamo parlato tutti insieme. Tutti noi ascoltiamo cose molto differenti. Infatti, io ho a malapena ascoltato qualcosa in questi ultimi anni, solo perché avevo le mie cuffie e quindi spesso provavo a scrivere i testi per il nuovo disco. Quando toglievo le cuffie, l'ultima cosa che volevo era avere altra musica nella testa. Ho ascoltato quegli abbozzi per cinque ore al giorno, provando a pensarci e a scriverci, quindi mi sono perso un intero anno di musica, in qualche modo. Ascolto una o due canzoni dalle persone alle quali sono affezionato, solo per ispirazione qua e là, ma non so se veramente ha funzionato. Penso che mi abbia solo frustrato. Sai, quando ascolti qualcosa che ti piace davvero tanto e senti che non stai andando da nessuna parte con una tua canzone, spesso diventa perfino più difficile scrivere.

P: Siete in attesa di tornare in tour non appena l'album sarà uscito?

MB: Sì. Non mi piace essere in viaggio. Non mi piace vivere su un autobus, neanche ora che essere in tour è diventato molto più comodo di quanto non fosse anni fa. Non dobbiamo guidare, non dobbiamo starcene impacchettati dentro un furgoncino, non dobbiamo dormire per terra. Ma sei sempre lontano da casa, e stai solo fluttuando in giro. Mi prende dopo poche settimane. Stavolta, stiamo cercando di fare dei tour un po' più corti. Intendo, non vedo davvero l'ora di suonare queste canzoni dal vivo, e amo sempre i concerti, ma vivere negli autobus o nelle camere d'albergo per settimane e mesi, non la prendo bene. Impazzisco leggermente.

Ho anche un bimbo di un anno a casa. Quando ti perdi tre settimane della vita di un piccolo di un anno, ti perdi tanto. Vado un po' fuori di testa per questo, ma mia moglie e il bambino verranno a qualche a vedere qualche concerto. La verità è che sto provando a non pensarci neanche al tour adesso, sto solo cercando di finire il disco. Ma siamo tutti emozionati all'idea di suonare alla Royal Alber Hall o alla Radio City; sono sogni che diventano realtà.

P: Suonerete a Parigi con i Pavements.

MB: Sì, se qualcuno mi avesse detto che avrei suonato a Parigi con i Pavement cinque anni fa, non so cosa avrei pensato. Non posso neanche immaginare che stia per accadere. Scott e io - non siamo soli in questo - ma è stata probabilmente la band che ci ha fatto voler essere in una band. O perlomeno ci hanno dato sicurezza. In qualche modo, capisci di poter fare qualsiasi cosa in musica. Non devi essere bravo in una certa cosa; puoi semplicemente fare ciò che ti va.

P: La band è stata il fulcro di una pubblicità per Google. E' stato strano per voi?

MB: Ci hanno solo contattato. Il nostro manager ci ha detto, "Hey, ragazzi, avete un'offerta per una pubblicità di Google." E come prima cosa, abbiamo visto i simbolini del dollaro. Eravamo tipo, "Google?" io ho un bimbo e cose varie, e venderemo una canzone ad un film o ad uno show televisivo o ad una pubblicità se ci danno abbastanza soldi. Alla cosa di Google, eravamo interessati perché pensavamo ci avrebbe fruttato un sacco di soldi. Alla fine si è scoperto che non c'erano affatto soldi, ma poi abbiamo visto la pubblicità della quale parlavano, è fondamentalmente solo una pubblicità per la band. Quindi sembrava una cosa intelligente da fare.

Sarò onesto; penso che ne abbiamo discusso tutti di questa cosa. Avere la propria canzone in un film o in TV o in una pubblicità, fa male alla band, o fa male alla musica? Ne discutiamo tutte le volte. Ma la cosa di Google è un esempio dove, beh, ci sostiene, ed è su di noi, quindi eravamo OK con essa. E ad essere onesto, ne eravamo eccitati. Ma sì, non ci siamo diventati mica ricchi.

Intervista a cura di Tom Breihan, Pitchfork.com

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