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Bryan racconta Trouble Will Find Me

Bryan DevendorfBryan ha rilasciato una lunga e interessante intervista a Gothamist.com, nella quale sono raccolte diverse dichiarazioni importanti in vista del nuovo album, Trouble Will Find Me, in uscita il prossimo 20 maggio. Ve ne riportiamo di seguito la traduzione integrale, mentre potete trovare l'articolo originale a questo link.

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Prima dell'uscita del vostro ultimo album, High Violet, sembrava dalle interviste che ci fosse molto stress in fase di creazione del disco, molto “dolore”. Com'è stato questa volta il processo di realizzazione?
Siamo sempre gli stessi, ma siamo più grandi e più decisi a seguire una strada. Questa volta ci siamo sembrati più rilassati.
In ogni caso, ho patito un po' di sofferenza fisica nella registrazione di alcune parti di batteria perchè non ero completamente in forma, e abbiamo deciso di registrare le parti più “rockeggianti” all'inizio della sessione di base - che si è tenuta al Clubhouse di Rhinebeck, New York. Ma in realtà è stato piuttosto divertente e rilassante perchè ci trovavamo in mezzo ai boschi. A parte un' interruzione  di corrente a causa dell'uragano, è stato un gran momento.

Come ti prepari fisicamente alle sessioni di registrazione?
Come dovrei farlo? -risata- Fondamentalmente penso che sia il fatto che suono la batteria qua e là, una o due ore al giorno, non suono otto ore al giorno - quindi credo che la cosa da fare sia capire quando stiamo facendo effettivamente il primo tentativo.
Ma immagino si tratti delle solite cose: mangiare qualcosa, docce calde, bagni con sali, ma anche cose come polsini per sostenere la muscolatura. Sono una specie di terapista sportivo amatoriale per me stesso. Principalmente penso che ci si dovrebbe allenare, ma non si dovrebbe strafare perchè si rovinerebbe la spontaneità di quello che si sta facendo, e forse sarebbe più un male, esagerare con l'allenamento. Quindi non bisogna esagerare.

Nel comunicato stampa di “Trouble Will Find Me”, c'è una citazione del cantante della band, Matt Berninger, riguardo il “cercare di smentire le proprie insicurezze” e su come ora sembra che abbiate raggiunto questo obiettivo. Puoi approfondire questo discorso? Cosa significa?
Be', non posso parlare per Matt, ma voglio interpretarlo come un esporsi, soprattutto nei panni di un cantante.  Io sono un po' sullo sfondo, quando siamo sul palco io mi devo sedere, mentre lui sta lì davanti. È come dire, attento a ciò che desideri. “Voglio essere in una rockband!”. Ma la pressione e l'ansia di doversi esibire e di essere un frontman a volte sono davvero stressanti.
Arrivati a questo punto siamo molto più sicuri di noi stessi. Penso che Matt sia assolutamente sicuro di sé e questo è il suo più alto livello come scrittura di testi e come estensione. Matt ha smesso di fumare un paio d'anni fa e credo che in questo arco di tempo abbia guadagnato molto più controllo della sua voce.

Quindi, qual è lo stato d'animo di questo album?
Fammici pensare... C'è qualcosa che mi ricorda come stile cose che abbiamo fatto in passato. In particolare una canzone mi fa pensare: “Oh, potrebbe essere di Cherry Tree”. E poi ci sono altre canzoni più veloci che non assomigliano a niente di quello che abbiamo mai fatto.
Non saprei dire com'è lo stato d'animo dell'album. Varia da canzoni allegre a canzoni introspettive, e a volte è anche divertente. Il suono sembrerà serissimo, ma ciò che lui canta in realtà è divertente.


Ho sempre pensato che questa fosse una delle qualità del vostro gruppo più sottovalutate. È facile lasciarselo sfuggire in una canzone come “Karen”.
Sì c'è senza dubbio dello humor che sembra nascosto in un brano da film.

Ci sono nuove trame musicali o strumenti che non avevate mai esplorato in passato?
Sì, ce ne sono. C'è sia del nuovo che del vecchio. Ci sono anche delle drum-machine fornite da Sufjan Stevens- ha fatto anche delle altre cose, ma aveva questa drum-machine e ci ha fatto delle belle parti. È in un po' di canzoni, sicuramente in “Demons”,  c'è anche qualcosa di nascosto in “Pink Rabbits” e senza dubbio in “I Need My Girl”. Ma non è niente del tipo Daft Punk.
Ha usato anche dei sintetizzatori. Ci sono molte trame sui synth. Aaron e Bryce si sono procurati questa fantastica tastiera, la Korg DMS-20, che probabilmente è la cosa che si avvicina di più a un sintetizzatore nell'album.

C'era una buona quantità di synth in “Sad Songs For Dirty Lovers”. È più o meno quello lo stile?
Si credo che in qualche modo richiami quello... Ma è indubbiamente più rifinito e un po' migliorato.

Be', avete sempre cercato di migliorare.
Sì, è vero, il nostro obiettivo è il continuo miglioramento.

Ci sono altri collaboratori oltre Sufjan?
Sì ce ne sono molti. So che Richard Reed Parry degli Arcade Fire ha fatto molte belle cose. Thomas Bartlett (Doveman) è ovunque. Ci sono stati molti grandi musicisti che hanno suonato strumenti interessanti: c'era un clarinetto basso, un clarinetto, archi, violino, viola, violoncello, degli ottoni. È stato tutto usato nelle variazioni musicali, più che come se volessimo dire: “Ecco, qui ci sono gli ottoni!”. Sono variazioni sottili.
Ci sono anche grandi cantanti che hanno fatto delle parti davvero meravigliose: Annie Clark, Sharon Van Etten, e Nona Marie Invie dei Dark Dark Dark.

Ci sono delle canzoni nel nuovo album dalle quali i fans rimarranno sorpresi?
È difficile da dire. Sembriamo sempre la stessa band, ma penso che abbiamo fatto delle mosse che non avevamo mai fatto in passato. Credo che il tempo ce lo dirà.

Leggevo delle vostre vecchie interviste del periodo di High Violet. Sei ancora preoccupato del fatto che la band sia classificata nella categoria “ragazzo-depresso rock”?
Non lo so, non cerco in continuazione la band su Google. Penso che quando si sente cantare un tizio con un registro basso, è immediatamente classificato come qualcosa di triste.
Ma il solo fatto che ciò sia stato scritto è una verità di per sè. Il fatto che qualcuno pensi di classificarci per me è una bella cosa.

Sono curioso riguardo il titolo dell'album. Ha un tono molto diverso rispetto ai titoli più opachi degli ultimi album (Alligator, Boxer, High Violet).
Dunque, la frase “trouble will find me” è nel testo di una canzone (“Sea Of Love”). È una parte davvero molto bella. Ci sono degli elementi in questo album che sono una specie di classici dei The National, ma ci sono anche degli elementi che sono nuovi per noi. E questo è uno di quelli.
Ma penso che evochi molte cose. Per me è qualcosa di fatalistico e forse un po' paranoico. C'è anche una sorta di ironia, del tipo “Oh, bene” ma poi quando ascolti l'album c'è del trionfo e della sicurezza che smentiscono quella che è la prima reazione al titolo dell'album.

Ci sono canzoni che non vedi l'ora di suonare dal vivo?
Direi tutte, perchè alcune sembrano già pronte, mentre alcune richiedono un riarrangiamento per essere suonate live.

Ne avete già suonate un paio all' “All Tomorrow's Parties” a dicembre.
Alcune canzoni sono davvero divertenti da suonare dal vivo. C'è una canzone che si intitola “I Should Live In Salt” (conosciuta precedentemente come “Lola”) e “Graceless” (conosciuta precedentemente come Prime) che abbiamo suonato dal vivo. Almeno dal punto di vista di un batterista sono molto interessanti, sono molto divertenti.

Sono tipiche del sound dell'album?
Si, per quanto riguarda il suono, certamente. Ma ci sono molte canzoni che sono abbastanza diverse da queste, sono essenziali, più spoglie, prive dell'insistente, inarrestabile batteria che caratterizza i nostri lavori.  Quel tipo di batteria c'è ancora. Ma ci sono delle tracce molto belle, come l'ultima, “Hard To Find”, che ha una linea vocale davvero, davvero forte. C'è questa bella parte musicale intorno a questa strana metrica della linea vocale che è molto naturale, in assenza di termini migliori, umana, che penso sia attraente.

Amo molto il tuo modo di suonare, e sono impressionato dal modo in cui riesci a fissarti su uno schema ritmico ipnotico- e poi ci sono queste sottigliezze e tanti piccoli cambiamenti durante l'esecuzione. Sei stato influenzato dalle band Krautrock?
Sicuramente. Can, Neu. Pensavo a questi suoni così pretenziosi. Dopo un nostro concerto parlavo con il regista D.A. Penneaker, e ha fatto questo commento: “Mi piace molto come suoni, mi ricorda la pioggia che cade tra i rami di un albero”.
Ma penso che molto dipenda anche dal missaggio, da come il nostro ingegnere Brandon usi i microfoni per far uscire quel suono.
Ci sono senza dubbio dei ritmi ipnotici in questo album, soprattutto nella traccia “Don't Swallow The Cap”.

È un titolo strano.
Lo è.

Non c'era uno scrittore molto famoso che morì per aver ingoiato il tappo di una bottiglia? Di birra o qualcosa del genere? [Nota dell'editore: abbiamo controllato poi, e si tratta di Tennessee Williams: è morto per avere ingoiato il tappo del collirio che si stava mettendo]
Non ne ho mai sentito parlare, ma sembra uno strano e orribile modo di andarsene.
C'è definitivamente uno schema ritmico ipnotico e ripetitivo in quel brano.
Il mio obiettivo è davvero di non pensare mentre suono. Non intendo cose come essere in uno stato mistico, ma giusto non pensare a quello che farò poi. Qualche filosofo francese parla di un vecchio uomo con il bastone. Se gli chiedi come fa a camminare con il bastone, non riesce a fare un passo, perchè ci sta pensando, perchè pensare intralcia la naturale abilità del corpo di fare quello che deve fare.

C'è una canzone che avete suonato live ma che non vedo nella tracklist, “Rylan”.
No, non è nell'album, non ce l'ha fatta.

C'è qualche motivo? So che a molti fan era piaciuta.
Ah, be', non c'è stata una vera e propria discussione a riguardo, tipo: “Ragazzi, sapete, dobbiamo levare Rylan”. Secondo me è solo successo che altre canzoni avessero maggiore priorità e attenzione da parte nostra, e che quel pezzo non stava bene con lo stato d'animo della raccolta.

Comunque ho cercato riguardo quella cosa del tappo, era Tennessee Williams.
Oh, è molto triste. Be', certo, è interessante, perchè nei primissimi The National c'era un riferimento a Tennessee Williams in una vecchissima canzone. Non ricordo come si intitolasse.


“City Middle”? [che ha il verso “ "I think I'm like Tennessee Williams/I wait for the click/I wait, but it doesn't kick in"]
Be' credo che sia anche in questa, ma sto pensando a questa canzone che non abbiamo registrato, era inedita. Si chiamava... “To Be Wanted”, o qualcosa del genere. Forse c'era qualcosa riguardo Tennessee Williams a quei tempi.

(traduzione a cura di Giulia Franceschini)

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Trouble Will Find Me: il nuovo album dei The National

È ufficiale: si chiamerà Trouble Will Find Me il nuovo lavoro dei The National e sarà lanciato nei negozi il prossimo 20 maggio, per l'etichetta 4AD.

Di seguito potete trovare la copertina e la tracklist, ufficializzata pochi minuti fa. Appena ci saranno ulteriori dettagli, vi aggiorneremo tramite i soliti canali.

trouble will find me

Tracklist:

1. I Should Live In Salt
2. Demons
3. Don't Swallow The Cap
4. Fireproof
5. Sea Of Love
6. Heavenfaced
7. This Is The Last Time
8. Graceless
9. Slipped
10. I Need My Girl
11. Humiliation
12. Pink Rabbits
13. Hard To Find

Aggiornamento del 21/03/2013: l'album sarà disponibile in versione digitale, in CD, in vinile da 180 grammi e in un'edizione deluxe a tiratura limitata composta da un box di vinili.
È auto-prodotto ed è stato interamente missato da Craig Silvey, ad eccezione di "Sea Of Love", missata da Peter Katis, e "This Is The Last Time", missata da Silvey insieme a Marcus Paquin.

Aggiornamento del 22/03/2013: Matt Berninger confessa: "Gli ultimi 10 anni sono stati una rincorsa al cercare di dimostrare qualcosa. E questa caccia era un modo per smentire le nostre insicurezze. Dopo il tour di High Violet, credo che abbiamo sentito di essere finalmente arrivati. Potevamo rilassarci - non intendo nelle nostre aspettative: non dovevamo più dimostrare la nostra identità."

Aaron Dessner dichiara: "Le nostre idee si sono immediatamente incastrate tra di loro. Andiamo di nuovo a ruota libera. Le canzoni sotto un certo aspetto sono le più complesse di sempre, dall'altro sono più semplici e umane. Sembra come se avessimo accettato la nostra alchimia."

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Nuovo album: ecco la possibile tracklist

La band ha da poco pubblicato su Instagram la prima vera whiteboard realtiva al nuovo album, accompagnata dalla ironica didascalia "I can't remember what the red dots are for", ossia "Non ricordo per cosa stanno i pallini rossi":

whiteboard

Come potete vedere, si tratta di una lista di quelli che protrebbero essere i titoli dei brani del nuovo disco, o quantomeno una prima indicazione di essi.
Accanto alla maggior parte, sono riportate anche delle parole o brevi frasi, appuntate con un colore diverso. Potrebbe forse trattarsi di brevi passaggi estratti dai relativi testi, che Matt è solito appuntare accanto ai titoli anche nelle scalette che porta sul palco, al fine di aiutare la sua memoria.
Dei 26 oggetti in lista, ben 19 di essi sono segnati con un pallino rosso. Se forse sono un po' troppi per essere la tracklist finale, sono comunque indice di un cerchio che si sta stringendo.
Il nuovo album - la cui uscita, vi ricordiamo, è stata annunciata per 4AD il prossimo maggio - è sempre più vicino.

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Aaron Dessner tra gli organizzatori del Boston Calling

Aaron DessnerÈ programmato per i prossimi 25 e 26 maggio il Boston Calling, prima edizione del nuovo festival rock di Boston che si prospetta essere ai livelli del Lollapalooza di Chicago, del Jazz Fest di New Orleans o del Governors Ball di New York. Richiamerà circa 20'000 fans per uno show multistage, con artisti del calibro di The National, Fun, The Shins, Of Monsters and Men, the Walkmen, Andrew Bird, the Dirty Projectors, Matt & Kim, Cults, Youth Lagoon, e altri (lineup).

L'idea è nata da Brian Appel e Mike Snow, fondatori di Crash Line e collaboratori della radio WFNX, che hanno notato la mancanza di un festival musicale di grande portata nella loro area e che hanno pensato di permettere alle voci delle nuove generazioni di esibirsi in una location che verrà rivalutata con questo grande evento che sperano duraturo: la City Hall Plaza.

Tra gli organizzatori del Boston Calling c'è Aaron Dessner, chitarrista dei The National, che ha colto al volo la proposta di curare l'evento scegliendo, in collaborazione con Bowery Presents, una lista di artisti, tra i quali Bird, Youth Lagoon e the Walkmen. Aaron ha affermato che proprio nella selezione di band per un festival di due giorni, con un pubblico vario di 20 000 persone, bisogna aprire a generi diversi, senza soffermarsi su un solo stile.
I biglietti sono disponibili su bostoncalling.com e ticketmaster.com.

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Il documentario di Tom Berninger al Tribeca Film Festival

Il documentario sui The National curato da Tom Berninger è finalmente pronto: si chiamerà Mistaken For Strangers e sarà presentato al prossimo Tribeca Film Festival il 17 aprile, seguito da una performance della band.

Il film, prodotto da Matt, la moglie Carin Besser e Craig Charland, segue il gruppo durante il tour mondiale di High Violet, ad oggi il più lungo mai intrapreso da Berninger e soci. Produttore esecutivo della pellicola è Marshall Curry, con il quale i The National avevano già collaborato per le colonne sonore di Racing DreamsIf a Tree Falls: A Story of the Earth Liberation Front.

Un prima versione del documentario, nota come Summer Lovin' Torture Party, aveva già debuttato nel maggio del 2011 al MusicNow di Cincinnati.

Aggiornamento del 15/04/2013: guarda il trailer del nuovo film-documentario: "Mistaken for Strangers"

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